San Francesco

Un assaggio dal quaderno di storia medievale del breviario di storia universale di cui ho già presentato alcune altre parti.
 
Il santo patrono d’Italia (1181-1226; nella fig. 15 ritratto in un celebre dipinto di Cimabue) è anche il massimo esponente di quella corrente spirituale e di pensiero che si potrebbe chiamare creaturalismo, che ha alla base una visione irenica per cui anche ciò che è inanimato, in quanto frutto della creazione amorosa di Dio, può essere considerato come un essere dotato di anima e quindi fratello (in questo senso il suo capolavoro è il Cantico delle creature). Figlio di un ricco mercante di Assisi, Pietro di Bernardone, era destinato anch’egli a seguire le orme del padre. Maturò però la sua prepotente vocazione verso la povertà e la pace dopo aver partecipato a una battaglia combattutasi a Collestrada, nel 1202,  nell’ambito di un conflitto tra Assisi e Perugia: fatto prigioniero e rinchiuso in guerra, il giovane sviluppò un senso di abominio verso le armi. Avrebbe comunque voluto partecipare alla quarta crociata, un anno dopo, per prestigio personale più che per distinguersi come guerriero, ma una provvidenziale malattia lo fermò lungo la strada per Lecce, dove pensava di congiungersi con gli altri cavalieri per poi partire per il Medio Oriente. Disorientato circa il suo futuro, secondo la tradizione, nel 1205, mentre pregava nella chiesa di San Damiano ad Assisi, sentì la voce del crocifisso, che lo esortava a prendersi cura della sua chiesa, che stava cadendo in rovina. Il messaggio si riferiva, nell’immediato, alle condizioni dell’edificio sacro, che erano fatiscenti, ma, in una chiave di lettura più ampia, alle condizioni di tutta la chiesa cristiana, scossa da interessi troppo secolari dilaniata dalle eresie  e sempre più lontana dal puro insegnamento evangelico. Fu quella la chiamata decisiva per Francesco, che decise di cambiare radicalmente la sua vita e, davanti ad un padre sempre più sgomentato, abbandonare gli affari di famiglia e le ambizioni sociali e dedicarsi completamente a Dio.

Lasciata Assisi dopo un processo pubblico intentatogli dal padre davanti al vescovo, andò a Gubbio dove prese la decisione di vestire stabilmente il saio e iniziò a dedicarsi all’assistenza ai poveri e ai lebbrosi. Di ritorno ad Assisi, mantenne la promessa fatta al crocefisso di San Damiano e riparò quella chiesa, insieme alla Porziuncola, piccola chiesetta dentro quella di Santa Maria degli Angeli. E, con i primi seguaci, iniziò una vita fatta di carità e penitenza, oltre che predicazione, cardine della futura regola dell’ordine, detto francescano dal suo nome e minore per l’intenzione di evidenziarne l’umiltà: tale regola fu approvata nel 1209 da papa Innocenzo III. Ben presto ai francescani si affiancò anche un ramo femminile, quello delle clarisse, per opera di Chiara Scifi, amica di Francesco fin dalla giovinezza che,come lui, aveva maturato una svolta mistica. Nel 1223 Onorio III approvò la seconda e definitiva versione della regola dell’ordine, meno rigida rispetto all’originale per quanto l’aderenza totale del frate alla povertà: alla sua stesura aveva partecipato uno dei principali seguaci di Francesco, Ugolino d’Ostia, futuro papa Gegorio IX. In quello stesso anno Francesco inventò il presepe, a Greccio: si trattava di una rappresentazione con persone vere, che inscenavano la sacra famiglia nella mangiatoia di Betlemme. Tornò anche sul fronte crociato, ma stavolta per portare il suo messaggio di pace: si incontrò infatti col sultano al-Kāmil, nipote del Saladino, nel corso della quinta crociata, allo scopo di convertirlo all’idea dell’inutilità della guerra. Il suo risultato fu quello di porre una timidissima base per un dialogo inter-religioso. I suoi ultimi anni furono tormentati dai dolori conseguenti alla comparsa delle stigmate, considerate comunque un segno divino: secondo la tradizione, le ebbe nel 1224, mentre pregava sul monte della Verna, dopo aver visto un Serafino crocifisso. Inoltre soffriva di disturbi al fegato e alla vista. Spese le ultime energie per la composizione del Cantico delle creature e la dettatura del Testamento. Morì il 3 ottobre 1226 nella Porziuncola.”


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