Lo dico subito: non è stata una giornata memorabile. Ma non potevo pretendere, in fondo, che fosse la giornata più bella della mia vita. Però mi è servita a fare chiarezza su un’aspirazione, sull’orizzonte che desidero per il giorno più bello della mia vita: ecco, appunto, quando quest’ultimo arriverà, non voglio rivedere nessuna delle facce che ho visto al funerale di papà.

Ci sono delle eccezioni, naturalmente: il mio caro parroco, che di lì a qualche anno si sarebbe trasferito in altra sede (e che peccato non essere riuscito a frequentare neppure troppo a fondo uno dei migliori sacerdoti che abbia mai conosciuto); la coordinatrice del doposcuola parrocchiale, presso cui prestavo la mia opera di docente freelance, e suo marito, che coadiuvò il parroco nella celebrazione; e poi il mio magnifico compagno di banco del liceo, che io stesso avevo invitato.

Tutto il resto vorrei dimenticarlo. Ecco un’altra cosa che quella giornata mi ha aiutato a realizzare: non è vero che gli amici si vedono nel momento dello sconforto, al contrario; si vedono nel momento della gioia, perché solo gli amici veramente tali riescono davvero a condividere la tua felicità, a interpretarla. Nello sconforto, all’opposto, prosperano gli sciacalli a cui interessa vedere quanto soffri e se soffri più di loro, e quanto possono ritenersi più fortunati di te. Gli amici, invece, nel dolore si muovono con discrezione, quasi in silenzio, sapendo che il dolore non si condivide, non è identità di gruppo né sentimento comunitario (queste sono autentiche baggianate): ma non ti lasciano solo. Stanno a distanza, sì, ma si fanno anche sentire a distanza. Pronti a riabbracciarti più forte, poi, nei tuoi giorni migliori. Il dolore, però, è solo tuo, non è per gli amici: e non serve ad alimentare la tua forza interiore, a dispetto di quanto sostengono gli ideologi del machismo o dello stoicismo riveduto e corretto; se proprio serve, serve forse a farti tirare fuori quella forza che può scacciarlo. Ma non può trovarsi nel dolore stesso l’energia in grado di fartelo superare, sarebbe un controsenso fisico.

E, con tutto questo, il funerale rappresenta un evento che richiede partecipazione. Ora, facciamo due conti: un matrimonio richiama gente; una laurea richiama gente; una premiazione richiama  (dovrebbe richiamare) gente; ogni festa, in generale, ha un carattere attrattivo (è nella natura della festa). Ma un funerale? Perché dovrebbe richiamare gente? A parte i parenti, che probabilmente sono obbligati per dovere familiare a presenziare, chi altri dovrebbe partecipare oltre a coloro che dal lutto sono stati direttamente colpiti? Il funerale non è uno spettacolo: forse sbaglia la Chiesa a volerlo associare a tutti i costi a una funzione pubblica come la messa. Forse bisognerebbe rivedere il modo di celebrare i funerali, ma di certo non spetta a me. Spetta a me però decidere se serbare gratitudine o meno a chi “ha voluto far vedere che c’era” senza che lo desiderassi. Perché, se proprio si tratta di desiderare, allora certamente avrei desiderato dare l’ultimo saluto a mio padre in tutt’altro contesto. E qui si apre un’altra grande riflessione in materia di funerali. Di funerali paterni. Anzi, più in generale di perdita del padre. Ovviamente tralascio di parlare di chi ha perso il padre prematuramente. Qui mi soffermo su due casi in particolare: uno è quando si perde il padre avendo già avuto modo di dimostrargli tutto quello che si vale e quindi di raggiungere gli obiettivi che egli sognava per te. In questo caso parlerei di un “passaggio di consegne” ben riuscito. L’altro è quando, al contrario, si è costretti a salutare il padre con la sola promessa che ci si affermerà nella vita, in base a qualità già ampiamente manifestate e riconosciute ma che, per qualche errore di percorso, non hanno ancora trovato il degno coronamento in quella situazione di approdo in cui ci si sarebbe voluti trovare. Quindi non si può parlare di un passaggio di consegne bensì di una prosecuzione del dialogo col padre perduto (se proprio non si vuole parlare di una sua ricerca) per riprendere insieme un cammino.

Fonte immagine: ai

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