Chiamatemi Mental

Voleva impasticcarsi, sì, ma non avvelenarsi. Non uccidersi. Voleva drogarsi, ma con mezzi soft. Drogarsi. Almeno dare l’impressione che potesse riuscirci, prima di tutto a se stesso. Ecco perché aveva pensato bene di cominciare da due scatole di Flavoral, con quel nome così simile ad un colluttorio o ad una soluzione liquida per il mal di gola. Poi  quando, sul retro dell’astuccio, ebbe letto Fassi, divenne ancora più sicuro: per lui che era della Val di Fassa farsi del male con un prodotto che suonava così simile alla sua terra natale era un segno del destino. Cominciò con le pastiglie alla liquirizia zuccherate in superficie, le Valda negre, come disse una volta qualcuno in vena di facezie. Quindi passò al mix di frutta in compresse. 

Si guardò allo specchio; il volto non dava segni di disfacimento, né avvertiva dolori lancinanti provenirgli dalle viscere. Solo una lieve patina di zucchero gli copriva i denti. Allora si distese sul letto, tenendo la bocca allargata in un sorriso da mascherone gaio. In quegli attimi di ozio, l’illuminazione: lì, sul tavolo davanti a lui, c’era una scatola bianca di caramelle Mental. Fassi. 

Mental, rimuginò fra sé. Mental. Può fare al caso mio. Si rialzò di scatto, e, come in preda ad un sussulto febbrile, afferrò la piccola confezione, prese un pennarello e ci scrisse sopra “elleboro”. Allora buttò il contenuto, una manciata di piccole pilloline color carbone, nel water, come fanno i veri farmacodipendenti. E si legò una garza da ospedale sulla testa. Con quella si fasciò anche le mani, prima l’una e poi l’altra. Quando arrivò l’ispettore sanitario per verificare che veramente la sua prolungata assenza dal lavoro fosse dovuta a problemi di “stress psichico”, aggiunse anche una banana in bocca, a mo’ di termometro. Il funzionario non tolse neppure il suo trench: gli bastò una rapida occhiata per esaminarlo. Poi il suo sguardo panoramicò sulla stanza. E abboccò all’amo. <>. Si ricordava di aver ricevuto la fotocopia della prescrizione medica per quel farmaco. <>. 

Quella specie di Lazzaro, come ormai era diventato, alzò la testa dal cuscino. Staccò con fatica il frutto dalla bocca, per far spazio ad un flebile fiato. <>. Silenzio di suspense. <>. 

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