Le parti del discorso sono nove.
     NOME. Il nome è per la lingua ciò che la materia è per la chimica. È ogni aspetto del mondo visibile e immaginabile nel quale siamo immersi, che diventa realtà pronunciabile. Il nome è il rex lexici, in quanto appunto si definisce proprietà linguistica il bagaglio dei nomi di una lingua di cui si dispone. Nella Bibbia il potere nomenclatorio, cioè quello di dare i nomi alle cose, è il più antico potere conferito da Dio all’uomo.
     VERBO. È ciò che dà azione alla materia. È il secondo elemento più importante del discorso, per molti in realtà addirittura il primo, ma forse sarebbe meglio dire che è importante alla pari del nome.  
    AGGETTIVO. Esprime una qualità del nome, ma anche di un verbo e di altre parti del discorso purché siano sostantivati.
     CONGIUNZIONE.  È la parola che collega una frase ad un’altra o la introduce del tutto.
    PREPOSIZIONE. È la parola che, in unione perlopiù con un nome, crea i complementi indiretti.
    PRONOME. Sostituisce il nome così che non lo si debba ripetere in più frasi vicine tra loro. Ma serve anche a indicare un soggetto indistinto o generalizzato.  
    ARTICOLO. È la parola che precede il nome in modo da specificarne il genere e il numero.
     AVVERBIO. È una parola con più funzioni: può avere valore aggettivale ma non rispetto al nome bensì nel contesto della frase, o valore congiuntivo in forma di nesso narrativo.

     INTERIEZIONE. Espressione esclamativa. 




Fonte dell’immagine: Italofonia

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