L’uomo comparve sul nostro pianeta circa 2,6 o 2,5 milioni di anni fa (Miocene, come si è detto nel post precedente). La sua “culla” è stata l’Africa centrorientale (Etiopia, Kenya, Tanzania). Queste le tappe fondamentali della sua evoluzione antropologica:
Australopithecus (da 2,6 a 2,4 mln di anni fa). Si trattava in pratica di una scimmia vera e propria. A determinare la sua evoluzione rispetto alle consimili fu il fatto di essersi venuta a trovare separata dalle scimmie dell’ovest a causa della formazione della Grande Fossa Tettonica (una spaccatura geologica che va dalla Siria al Mozambico). Il brusco cambiamento di scenari e di risorse costrinse Australopithecus a sviluppare capacità cerebrali, organizzative nonché fisiche superiori a quelle di qualsiasi altro animale. Così l’Australopithecus da proto-primate (cioè da scimmia antica) divenne un ominide, cioè il primissimo antenato della nostra specie.
Homo habilis (da 2,4 a 1,8 milioni di anni fa). Sviluppa capacità manuali enormi, comincia a espandersi nelle zone tropicali.
Homo ergaster, vissuto da 1,8 milioni a 200.000 anni fa. Continua l’espansione iniziata dal predecessore spingendosi per primo negli attuali continenti di Europa e Asia. Dà vita alla sottofamiglia euro-asiatica dell’Homo heidelbergensis (poi evolutosi nel longevissimo Homo neanderthalensis) e a quella, tutta asiatica, dell’Homo erectus.
Homo sapiens (a partire da 200.000 anni fa). Altro ceppo di ominidi. Dall’Africa migra anch’esso in Europa e in Asia e, per primo, arriva in Oceania (50.000 anni fa) e poi in America (40.000 anni fa). Con Homo sapiens si conclude il percorso evolutivo dell’uomo.









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