Da quando mi interesso di astrologia da semplice appassionato mi pare di aver capito che  ci sono due elementi da considerare prima di ogni altra cosa: il segno zodiacale di nascita (detto anche segno solare) e l’ascendente. Il primo rappresenta il destino, il secondo il carattere.  All’astrologia, in realtà, interessa il primo più che il secondo. Il carattere infatti non ha nulla a che fare col destino, ma è piuttosto il modo di procedere verso di esso. Ci tengo anche a precisare che qui con destino non intendo qualcosa di programmato o predeterminato fin dall’inizio; intendo invece un’innata inclinazione verso qualcosa. Non sono pochi gli astrologi che ci inducono in confusione dicendoci di guardare sia al segno sia all’ascendente: questo naturalmente non è indice di malafede (né di incompetenza), ma deriva da un’aderenza a una scuola, che è seguita da molti, secondo cui l’ascendente può essere un fattore che influenza in qualche modo il destino. Semplicemente non è così: il destino non può essere determinato dal carattere (questa sarebbe un’affermazione davvero ridicola), vero  è, al contrario (su questo non ci sono dubbi), che il carattere è come ci muoviamo nella vita, attraverso le sue vicende e vicissitudini, per giungere al compimento di esso. Tanti astrologi poi aggiungono anche di guardare alla luna: ma la luna non è che l’umore, e l’umore cambia come cambiano le giornate. Ovviamente una luna in un determinato segno determina la qualità umorale in generale, ma di sicuro non è determinante per il destino.  Stesso discorso vale per il discendente, che si può definire come la nostra forma di socialità. Se si ragionasse matematicamente, si dovrebbe (si potrebbe) concludere che il discendente è diretta conseguenza dell’ascendente, ma in astrologia (che pure è una scienza fondata su calcoli abbastanza rigorosi) è l’esatto opposto. (Sacri) Misteri di una scienza esatta!

Ecco una domanda interessante: esistono tanti destini quanti sono i segni zodiacali? La risposta naturalmente è no: ci sono infiniti destini, come infiniti sono i mondi. I segni zodiacali, però (che sono dodici, secondo una codificazione accettata ormai da lungo tempo nell’astrologia occidentale, quasi costituissero una dodecapoli celeste), sono dei paradigmi e a essi si può fare riferimento, appunto, paradigmaticamente.

Cominciamo dal primo segno dello zodiaco. che è anche il mio segno. L’Ariete. Il suo destino parla di indipendenza (voluta, cercata, desiderata, immaginata, agognata, sospirata, pretesa). Il destino del Toro si può invece riassumere nella parola stabilità (controllo incontrastato e senza noie di uno spazio territoriale). Quello dei Gemelli è volto verso il contatto con gli altri (i Gemelli sono il segno della socialità per eccellenza, ed è probabilmente il più positivo dello zodiaco). Il destino del Cancro parla di purezza ed essenzialità, ma anche di una certa tendenza all’oblio, tutte cose che hanno di sicuro qualcosa a che fare con l’acqua. Quello del Leone  di dominanza (ma anche di prevaricazione) però attraverso una competizione aperta, alla luce del sole. Quello della Vergine di una tranquillità emotiva e affettiva. Quello della Bilancia (ça va sans dire) di equilibrio, ma non senza un certo rigore. Quello dello Scorpione è l’esatto opposto di quello leonino: dominanza (ma ancheprevaricazione) però (anche e soprattutto) attraverso mezzi illeciti, oscuri. Quello del Sagittario di intraprendenza. Quello del Capricorno di selvaggia, incontaminata solitudine volta alla libertà. Quello dell’Acquario di equilibrio come quello della Bilancia, ma con una maggiore serenità acquea. Quello dei Pesci di una crescita e di un’esplorazione interiore continui. Riversati sull’ascendente, tutti questi destini diventano, naturalmente, altrettanti caratteri.

Parlando del mio segno, dunque, un Ariete con ascendente Ariete sarà volto all’indipendenza e cercherà di perseguirla con continui colpi di testa. Un ascendente Toro agirà invece con più metodica lentezza. L’Ariete con ascendente Toro è l’anti-Gattopardo: vuole che nulla cambi perché tutto cambi, convinto di avere la titanica energia di spostare le montagne semplicemente volgendo lo sguardo verso di esse. Questo è precisamente il mio ritratto, dal momento che io sono appunto un Ariete ascendente Toro. Fermo restando dunque che l’obiettivo ultimo resta sempre l’indipendenza:

un Ariete con ascendente Cancro potrebbe cercare di raggiungerla derogando puntualmente agli impegni (lo vedremmo perennemente in vacanza o perennemente in ritardo): un ascendente Leone potrebbe non saper dire mai di no a sfide temerarie e rompicollo; un ascendente Vergine potrebbe essere l’Ariete meno ambizioso di tutti, indipendente per se stesso e pago del poco che ha; un ascendente Bilancia un Ariete abbastanza pacificato, che ai colpi di testa ha sostituito quasi del tutto buon senso e misura delle cose; un ascendente Scorpione un Ariete machiavellico e senza scrupoli; un ascendente Sagittario l’Ariete più vicino all’Ariete puro; un ascendente Capricorno l’Ariete più pessimista di tutti, incline o afflitto da quella solitudine che per il Capricorno è condizione naturale, ma non per l’Ariete; un ascendente Acquario l’Ariete più ottimista di tutti, provvisto di serenità e di un’azzurra prospettiva; e infine un ascendente Pesci l’Ariete più volto a immergersi nelle sue profondità interiori.

Quando il destino (e non il carattere, de grâce) incontra le energie dei pianeti, che hanno nomi di dei della mitologia greca e, proprio come questi, ostacolano o favoriscono il compimento del destino stesso, abbiamo il cosiddetto tema astrale. Il tema astrale è probabilmente ciò che davvero rende ciascuno diverso da ogni altro, perché (fatta eccezione per i gemelli, naturalmente) realmente non esistono anche solo due persone che siano nate nello stesso giorno, nella stessa ora, allo stesso minuto e con la medesima configurazione degli astri. Che cos’è una configurazione degli astri? Si tratta del paesaggio astrale in cui, in un determinato momento (che in genere è brevissimo) i pianeti si trovano all’interno di determinati segni zodiacali e non di altri. È bene essere ancora più precisi: è evidente che possono esserci posizioni dei pianeti nei segni comuni a tante persone, ma è difficile che una persona, nel momento in cui nasce, possa avere in comune con un’altra persona tutte le stesse posizioni planetarie nei segni.

Partendo dunque dal fatto che l’ascendente nell’interpretazione del destino ha un peso relativo (come pure il discendente, che nel mio caso è lo Scorpione: quindi sono un egoista nei confronti del mondo molto più di quanto sospetti, e tendo ai rapporti utilitaristici) procedo, da autodidatta assoluto, con l’analisi del mio tema astrale sapendo, come ho detto prima, che singole posizioni planetarie nei segni possono interessare più persone.

Ma prima, parliamo delle sfere di influenza dei pianeti-dei: abbiamo Saturno, che è il pianeta del dovere e della fatica; Nettuno, il pianeta dell’immaginazione e della trascendenza; Mercurio, il pianeta dell’immaginazione e della comunicazione; Venere (c’è bisogno di dirlo?) dell’amore e delle relazioni, Plutone della lunghissima prospettiva (pianeta potentissimo quanto remoto), Giove dell’abbondanza (nel bene e nel male), Marte dell’energia e della combattività, Urano dell’invenzione e della rivoluzione. Saturno, Nettuno, Giove, Urano e Plutone costituiscono anche quello che si potrebbe chiamare “il pentagono del destino di grandezza”. A essi si aggiungono il Sole e la Luna, cioè l’energia di nascita e l’umore. Dal punto di vista del contatto coi pianeti e con le loro energie i segni zodiacali si chiamano “case”. Dire per esempio che si ha un certo pianeta in quarta casa significa che lo si ha in Cancro, eccetera.

Per quanto mi riguarda, sono un Ariete che ha Sole, Mercurio e Venere nel suo stesso segno: potrei quindi ritenermi fortunato, con un’energia a dir poco grintosa nelle comunicazioni e nelle relazioni. Il problema è che… sono tutti allineati nella dodicesima casa, cioè nel segno dei Pesci, quindi è come se giacessero in fondo a un pozzo. Mi trovo a essere limitato nella fruizione di un’energia tanto fondamentale, dunque? No, ma ogni volta devo tirarla su con la fune; sono chiamato a…  guardarmi dentro, a tirar fuori le mie risorse dal più profondo del profondo, come vuole la natura dei Pesci. E non è sempre una passeggiata, nella vita. A complicare ulteriormente le cose ci si mette il fatto che Marte, il pianeta governatore del mio segno, si trova in vinculis in Cancro, dove la sua energia è notevolmente “annacquata” (non potrebbe essere diversamente). Non è che Marte sia meno combattivo, anzi, è solo più irritato, e più irritabile. Prima di tutto ce l’ha con se stesso. Molti siti di astrologia concordano infatti nel definire questo Marte autolesionista e autodistruttivo: un bel grattacapo per chi, come me, dovrebbe fare della combattività indirizzata in modo deciso l’arma in più. La soluzione? Non guardare troppo a Marte, per non rischiare di rovinarsi, e compensare con Giove che è felicemente – sospiro di sollievo – nel segno dei Gemelli. Giove in terza casa punta sull’autorevolezza intellettuale e comunicativa. Perfetto: essere autorevole nel campo della comunicazione concettuale è decisamente ciò che mi nobilita di più a livello di identità personale, e specchiarmi in un profilo di grandezza mi restituisce quella voluntas bellandi che la rabbia frustrata del mio Marte purtroppo mi nega. Ma ci sono anche altri contrappesi (e questo, naturalmente, vale per tutti, ulteriore riprova che persino il sistema astrologico fa parte di un’architettura provvidenziale opera di un’Intelligenza superiore a tutto e a tuti).  Per esempio non posso dire di essere una persona di umore pessimo (tranne che nella stagione del Capricorno, talune volte), perché la mia Luna è in Bilancia. In Bilancia ho anche Plutone: significa che sono provvisto della consapevolezza che, in una prospettiva di realizzazione nel lungo (o anche nel lunghissimo) periodo, bisogna guardare oltre, molto oltre, gli alti e i bassi della vita, e mantenere l’equilibrio, con calma e con pazienza, tra entusiasmi e delusioni. Più o meno è il messaggio del mio Saturno in Leone: non bisogna perdere tempo ma essere consci anche che… ci vuole tempo! Straordinario poi il mio Nettuno in Sagittario: potestas creativa e immaginativa che si sposa all’intraprendenza, nulla di meglio per me. Urano in Scorpione è invece l’altro grande punto critico del mio tema natale insieme a Marte in Cancro. Questa posizione planetaria è il cuore, per così dire, del mio lato oscuro e fa pendant col discendente: qui, purtroppo, l’atteggiamento prevaricante-utilitaristico che, in base al profilo astrale che mi ritrovo, caratterizza, in sostanza, i miei rapporti, si estende (si estenderebbe) all’utilizzo degli strumenti nuovi e all’elaborazione di strategie produttive tramite il loro utilizzo. Lì dove non batte il sole, nelle tenebre del pozzo pescino, lo Scorpione tranquillamente impera: in un turbine di pensieri inespressi o criptati, di pulsioni elegantemente custodite nel segreto come inconfessabili, di visioni o intuizioni alimentate sotto copertura. È la mia deep existence, non ci sono dubbi: la carta astrale non fa una grinza nell’analisi psicologico-psicanalitica. Ma potrebbe anche essere la stessa di tanti altri, in fondo: la questione per quanto mi riguarda è stabilire se sono l’uomo che, con la carrucola, tenta di riportare il sole in superficie, o quello che è sprofondato insieme al suo sole. E ora tenta di risalire al suolo, arrampicandosi lungo la viscida gola del pozzo.

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