L’intelligenza non si contrappone esattamente alla stupidità e la stupidità non è deficit di intelligenza. Uno stupido infatti non è che una persona con un’intelligenza normale: essa però è viziata in partenza da erronei schemi mentali e fallaci fondamenti culturali. A ogni modo l’intelligenza non è mai “capire tutto” e la stupidità non è mai “non capire nulla”. Non si tratta infatti della comprensione in sé: il problema piuttosto è l’apertura mentale (e certamente anche la profondità emotiva) con cui la comprensione avviene. La vera differenza probabilmente sta nel sentimento, nella coscienza, nella visione di sé e degli altri, ma sul piano della pura comprensione siamo tutti uguali. (Va anche detto però che la comprensione è sempre unica e personale: ognuno infatti può arrivare a comprendere una cosa che è ugualmente chiara a tutti in un modo diverso da quello di ogni altro. Potremmo chiamare questo concetto “idioterismo”.)

Tutti gli uomini sono intelligenti perché tutti sono naturalmente dotati dell’istinto di sopravvivenza: e l’intelligenza allo stato grezzo, in fondo, non è che quello. Poi, certo, l’evoluzione della civiltà umana ha fatto sì che il concetto di “intelligenza” non potesse essere disgiunto da quello di “preparazione”, e dunque da un complesso di facoltà mentali che rendono l’individuo particolarmente pronto ad acquisire conoscenze in modo rapido e abbondante: eppure esiste (e sussiste) sempre un’intelligenza che si può facilmente separare dalla preparazione. Perché se è vero – e lo è certamente, non ci sono dubbi – che un’intelligenza senza preparazione è sterile e una preparazione senza intelligenza è vuota, è ugualmente vero che al non essere preparati si può anche sopperire mentre essere intelligenti è fondamentale: anzi, è questione di vita o di morte. Perché non si può essere sguarniti di una guida capace di cacciarci dai guai e di farci trovare (o inventare) gli strumenti per stare bene – o stare meglio – in un ambiente; o magari per allontanarsi da esso.

Risolvere problemi e adattarsi costantemente alle stimolazioni e sollecitazioni di un ambiente che cambia (o contrastarle, perché no): a questo serve l’intelligenza, alle due cose che servono alla prosecuzione della vita dell’uomo. E… scusate se è poco! Può farla funzionare anche uno stupido? Ma non è mica un optional, o ci si riesce o si è fuori! La preparazione – è senz’altro vero anche questo – può servire a farla funzionare meglio, ma alla fine un problema è un problema, e può sopraggiungere anche quando non ci sente (o non si è) particolarmente preparati. A quel punto bisogna trovare tutti i modi possibili per risolverlo prescindendo da tutto quello che non si sa e facendo appello a tutto ciò che si sa, anche se è pochissimo; oppure procurandosi i collegamenti (creandosi i ponti) per ricevere l’aiuto di chi sa. Così funziona l’intelligenza in azione: e conta il risultato, non la strada che si percorre, perché ogni strada è buona se conduce a esso.

L’intelligenza è machiavellica per natura, e per necessità, come lo è l’uomo. Dopodiché si fa presto a dire che (uffacchia!…) l’uomo è “cattivo”: ma finché c’è il cuore, è pur sempre una cattiveria di livello eccelso! Sopraffino.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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