Sogno di una riforma dei campionati dilettantistici di calcio italiani

Il mio amico Hudson mi aveva rivelato che, dopo aver collezionato per anni almanacchi calcistici della Panini, li aveva bruciati tutti in un unico falò, stanco di leggere di denominazioni di tornei, e di criteri di composizione e costituzione dei gironi, a suo parere inadeguati e impropri. Mi disse che, prima di dare alle fiamme l’ultimo volume della sua raccolta, aveva scritto sul frontespizio di esso, col pennarello marrone, un abbozzo di riforma per i campionati dilettantistici.
SERIE D (già CND, già INTERREGIONALE)
campionato attualmente in nove gironi da ridursi a tre, con la nuova denominazione di SERIE A DILETTANTI
ECCELLENZA
nome da mutarsi in LND – GIRONI REGIONALI
PROMOZIONE, I, II E III CATEGORIA
categorie da unficarsi in una, sotto il nome di LND – GIRONI PROVINCIALI
Effettivamente, mi venne da pensare, la serie D ha l’appendice di un minitorneo in cui le squadre vincitrici dei suoi gironi si disputano lo scudetto dilettanti; perciò, dal momento che parliamo del massimo campionato nazionale dei dilettanti, che al pari del massimo campionato dei professionisti assegna uno scudetto, non mi sembrava poi così assurdo proporre di cambiarne il nome in serie A dei dilettanti. Senza dire, poi, che la denominazione di serie D aveva senso finché esisteva una serie C, oggi trasnominata Lega Pro.   

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